GUASTAMEROLI DI FRISA (CH) — Tenuta Micoli non è solo una cantina, ma anche un relais e un ristorante: una struttura poliedrica che unisce la produzione dei vini alla cura dell’ospitalità.

Appena arrivato, sono rimasto colpito dall’attenzione ai dettagli: molto elegante e luminoso, l’edificio è un’ex scuola materna gestita dalle suore, oggi ristrutturata con i muri riportati a pietra.

Durante i lavori sono state riportate alla luce le splendide pareti in pietra bianca della Maiella, alcune addirittura con fossili in bella vista, come nella foto; elementi che non solo rendono la tenuta affascinante, ma la collegano ancora di più al territorio.

Ad accoglierci c’era Annamaria Rapani, responsabile della comunicazione della tenuta, che insieme allo staff ci ha guidati nel tour della struttura. Lo staff di sala, elegante e professionale, si è mostrato molto preparato sul vino, cosa non scontata.

Il ristorante della Tenuta Micoli non propone solo il vino da loro prodotto, ma anche eccellenze del territorio abruzzese, con qualche incursione oltre regione — come Franciacorta — e oltre confine, con alcune etichette di Champagne. La location è curata nei minimi dettagli e si presta perfettamente per eventi, feste private e piccoli matrimoni fino a un centinaio di ospiti. Gli spazi principali sono due: un salone al primo piano (nella foto sopra) dedicato esclusivamente alla banchettistica e una sala al piano terra (nella foto sotto), che funziona anche come ristorante à la carte ed aperitivi cenati.

La storia di Franco Micoli, soprannominato GuastBear, “l’Orso di Guastameroli”, fondatore e cuore pulsante della tenuta, è affascinante. Una vita che si snoda tra il vecchio e il nuovo continente: originario di Paglieta, trascorre l’infanzia a Guastameroli di Frisa (CH), prima di emigrare a 14 anni a Toronto, in Canada, dove costruisce la sua carriera professionale e la sua impresa. Ma il richiamo delle origini resta forte e, una volta tornato in Italia, decide di coronare il suo sogno investendo nel territorio che gli ha dato i natali. Nasce così la Tenuta Micoli: 14 ettari di vigneto, di cui 7 di proprietà, con una produzione media di 5.000 bottiglie per etichetta — un progetto che unisce memoria e futuro, tradizione e innovazione.

Non a caso la linea dei vini si chiama Orso e il logo aziendale richiama il Canada: un legame indelebile con il Paese che gli ha dato fortuna, senza però cancellare l’amore per la sua terra d’Abruzzo.

Oggi l’azienda è guidata dai nipoti Pietro Zinni, che, insieme alla moglie Annarita Rossi, gestisce il ristorante, e Renato Zinni, fratello di Pietro, che si occupa della vigna e della cantina. In cucina si distingue il giovane talento di Antony (classe 1993), figlio di Pietro, già capace di esprimere personalità e visione. Uscito dalla scuola di Villa Santa Maria (CH), ha lavorato due anni da Essenza – cucina di mare della famiglia De Santis alla Marina di San Vito (CH), per poi partecipare all’apertura di Sottosale, sempre a San Vito. Dopo sei stagioni al trabocco Punta Punciosa, nel 2022 è rientrato in famiglia per portare avanti il progetto Tenuta Micoli. Le origini contadine della sua famiglia hanno influenzato profondamente la sua cucina. È affiancato dal secondo Simone Spinelli, una spalla preparata e affidabile, con cui condivide la ricerca di sapori unici, proponendo anche menù 100% vegetali e piatti con pescato locale.

Il ristorante propone serate a tema — anche interamente veg — ed è aperto dal martedì al sabato, sia a pranzo che a cena, domenica solo pranzo. La tenuta è anche un boutique hotel con 4 stanze e una suite con idromassaggio, oltre a un rooftop con Jacuzzi da 9 posti, ideale per feste private.


Il nostro pranzo è cominciato con un aperitivo in enoteca, ricco di sapori e originalità: una polpettina di pecora alla callara su crema di cipolla caramellata; un “magnum” di riso e salsiccia, panato e fritto, servito con una salsa di aglio nero fermentato prodotta da loro; e un flan di porchetta con maionese allo zafferano, davvero degno di nota — il tutto esaltato dalla loro fresca e gradevole Passerina Brut metodo Martinotti.


Poi ci siamo spostati nella sala ristorante. Il menù pensato per l’occasione ci ha sorpresi per originalità, ma la promessa per il futuro è una cucina più tradizionale, legata ai sapori autentici d’Abruzzo: un motivo in più per tornare e provare la proposta alla carta.

Tra i piatti serviti, due referenze su tutte meritano menzione. La coppa di testa artigianale — una delle migliori che abbia mai assaggiato: ricca, intensa, autentica, tagliata molto sottile, che ho apprezzato moltissimo — e soprattutto il piatto simbolo della tenuta, il tortello di ventricina con pecorino a scorza nera, clorofilla di prezzemolo, gel di sarde e polvere di cipolla bruciata. A prima vista la quantità di ingredienti può spaventare, ma vi assicuro che è una vera goduria: un piatto manifesto, non presente nel menù à la carte ma riservato agli eventi, che racchiude tradizione e creatività, equilibrio e audacia.



Anche i vini hanno lasciato il segno. Tutta la linea è equilibrata, ma in particolare le annate passate come il Trebbiano 2021 e il Cerasuolo 2022 sono decisamente interessanti: vini che, con qualche anno di affinamento, hanno rivelato un carattere straordinario, avvicinandosi per gusto e complessità a qualche blasone. Un esempio concreto di quanto la qualità, il tempo e la cura possano fare la differenza.


La visita alla Tenuta Micoli è stata la scoperta di una famiglia che, con passione e visione, ha trasformato un sogno in realtà: attaccamento alla terra, ospitalità curata, piatti che emozionano e vini capaci di sorprendere. Uscendo, ho avuto la sensazione di aver vissuto un’esperienza completa: quell’accoglienza autentica che rende orgogliosa l’italianità.

Un luogo che non è soltanto una cantina o un ristorante, ma un pezzo di Abruzzo da vivere e raccontare.







