Partesa Wine Lab 2025: successo per la tappa abruzzese alla Chiave Bianca di Miglianico – Sdijuno – Vini ed altri rimedi

MIGLIANICO – Lunedì 27 ottobre si è tenuta la tappa abruzzese del Partesa Wine Lab 2025, un appuntamento per chi ama il vino e lavora nella ristorazione, che quest’anno ha scelto come cornice la splendida La Chiave Bianca – Country Chic di Miglianico, in provincia di Chieti a pochi passi dall’uscita A14 Pescara Sud – Francavilla.

Una location intima immersa nel verde, perfetta per ospitare un evento che unisce professionisti del vino, ristoratori e appassionati in una grande festa di gusto, convivialità e scoperte.

Chi arriva alla Chiave Bianca capisce subito perché Partesa l’ha scelta: un’elegante struttura country-chic, ricavata da un’antica masseria, con spazi curatissimi e un’atmosfera calda e accogliente.

Giardino interno (CdG)

Tra gli angoli più suggestivi spiccano il curatissimo giardino interno e l’elegante sala biblioteca soppalcata, uno spazio ideale per eventi, cerimonie e degustazioni dal tono raffinato.

Sala Biblioteca

Un luogo che racconta l’Abruzzo autentico, ma con un tocco di classe contemporanea: il contesto ideale per valorizzare un evento dedicato al vino di qualità.

Sala Biblioteca

Ogni tappa raccoglie centinaia di operatori, sommelier, produttori e ristoratori, che si incontrano per degustare, conoscere e creare potenzialmente nuove connessioni professionali.

Alla Chiave Bianca, ogni azienda partner di Partesa aveva un proprio banco di assaggio con produttori, rappresentanti o sommelier pronti a raccontare cantine, vini e territori d’origine.
Miglianico si è trasformata nel centro del vino per un giorno: una vera festa di profumi, calici e relazioni.

Lunedì è un giorno ideale per i ristoratori, che sempre più raramente riescono a partecipare a fiere o eventi, tra turni infiniti, impegni fuori orario e la difficile impresa di conciliare lavoro e vita personale, fare ristorazione oggi è davvero un atto eroico. Va un plauso sincero a chi, ogni giorno, si alza con la determinazione di “correre più della gazzella”.
E forse anche per questo, tra una degustazione e una chiacchierata, si è respirato un clima rilassato e conviviale, dove il lavoro ha lasciato spazio alla passione, alla curiosità e al piacere di condividere.

Il Wine Lab Partesa è anche questo: un momento di incontro vero, dove si impara, si assaggia, si parla di progetti e si ritrovano colleghi e amici di settore.

Come di consueto, il mio percorso di degustazione è partito alla cieca: mi lascio guidare dall’istinto, dalle etichette, dalle zone, dagli incontri davanti o dietro il banco e dalle storie che ogni vino sa raccontare. Dalle bollicine italiane ai macerati, passando per etichette internazionali e grandi classici che non smettono mai di affascinare, perché non si può assaggiare tutto, ma si può sempre scegliere bene.

Franciacorta – Le Vedute (CdG)

La mia personale classifica parte dalle bollicine di Franciacorta che hanno subito catturato la mia attenzione. Le Vedute, giovane cantina dal profilo contemporaneo, rappresenta alla perfezione la nuova generazione del territorio: vini precisi, dinamici e ricchi di personalità, che uniscono eleganza e freschezza in un connubio irresistibile. A pochi calici di distanza, la storica Bosio ha riportato il palato alle origini, con spumanti coerenti e raffinati che incarnano la tradizione franciacortina più autentica. Ogni sorso, una conferma della loro solidità stilistica e della capacità di far convivere finezza e sostanza.

Oltrepò Pavese – Bertè & Cordini

Dall’eleganza della Franciacorta sono passato alle colline dell’Oltrepò Pavese, dove la cantina Bertè & Cordini si è distinta per la sincerità dei suoi vini. I loro Metodo Classico, da Pinot Nero, raccontano un territorio che di qualità ne ha tanta, ma proprio tanta: freschi, fragranti, vini di grande spessore e complessità.

Il viaggio è poi sceso verso sud, con la Puglia nel bicchiere. Qui la giovane Cantine Ciatò mi ha davvero conquistato. Unisce energia e visione con un profondo rispetto per le proprie radici, dando vita a spumanti Metodo Classico prodotti da Nero di Troia, un vitigno antico che in questa veste sorprende per la sua raffinata eleganza mediterranea. Le sue bollicine formidabili colpiscono per intensità e finezza, con delicati aromi di frutti di bosco e un perlage sottile e persistente. Tutti i vini si distinguono per l’affinamento prolungato in bottiglia, che regala una freschezza, struttura ed equilibrio.

Borgogna, Chablis Domaine Hamelin

Non sono mancati i momenti “esteri”. In Catalogna ho ritrovato il Cava di Eudald Massana Noya, un produttore biologico del Penedès che unisce sostenibilità e tradizione familiare con risultati eccellenti: il suo Brut Nature è secco, fresco, vibrante, con una spiccata acidità che invoglia al secondo calice. Dalla Spagna alla Francia, il passo è stato breve. Il Domaine Hamelin, nel cuore di Chablis, mi ha conquistato con la sua eleganza discreta e la precisione tipica della Borgogna. Lo Chablis 2023 è una ventata di freschezza: mela verde, fiori bianchi e una mineralità che sa di gesso e pietra bagnata, tutto in perfetto equilibrio. Anche il loro Crémant de Bourgogne merita un brindisi: fine, agrumato e leggero, con quella bolla sottile che fa subito “chic”. Due vini diversi, ma accomunati da uno stile pulito, autentico e senza fronzoli — proprio come piace a me.

Côte des Bar – Champagne Drappier

E poi, naturalmente, Drappier. Una maison di straordinaria eleganza, tra le più autentiche e indipendenti del panorama champenois.
I suoi Champagne sono espressione pura della Côte des Bar, caratterizzati da uno stile vigoroso e sincero, dove il Pinot Noir è protagonista assoluto, rappresentando circa il 70% dei vigneti di famiglia. Ogni etichetta riflette una filosofia produttiva fondata sulla trasparenza e sul rispetto della natura: minimo utilizzo di zolfo, fermentazioni spontanee e un’attenzione speciale ai vitigni rari e autoctoni come Arbane, Petit Meslier e Fromenteau, che donano ai vini un fascino unico e una complessità inconfondibile.

Champagne Drappier – Charles de Gaulle

Ho riassaggiato con piacere il Brut, ho scoperto un Pas Dosé di sorprendente freschezza e precisione, ma lo Champagne Charles de Gaulle resta, per me, una delle espressioni più affascinanti della maison. Un calice che unisce potenza e grazia, profondità e finezza, confermandosi come una delle bevute più eleganti e memorabili in assoluto.
La storia che lo accompagna è altrettanto affascinante: dedicato al generale Charles de Gaulle, grande estimatore della maison, questo Champagne di alto profilo incarna perfettamente l’equilibrio tra eleganza e sostanza, rimanendo al tempo stesso accessibile e autentico, proprio come lo spirito di Drappier.

Marko Skocaj – Dolfo

Eclettico e affabile, Marko conosciuto come “Dolfo”, dal Collio Sloveno, rappresenta al meglio l’anima autentica di questo straordinario territorio di confine. I suoi vini riflettono la ricchezza del suolo “opoka” (la celebre ponca), un terreno calcareo e minerale che dona alle uve una personalità spiccata e una straordinaria complessità aromatica che io apprezzo moltissimo.
La cantina si fa notare per i suoi bianchi secchi e strutturati — Malvasia, Ribolla e Chardonnay — ricchi di note fruttate, sfumature erbacee e un elegante tocco minerale di pietra focaia. Ma attenzione, non ci sono solo bianchi! Anche i rossi, si sono fatti notare: equilibrati, profondi e pieni di carattere!

Toscana, Confondo ancestrale – Buccia Nera

E infine, la Toscana di Buccia Nera — ma non quella che ti aspetti. Certo, fanno anche ottimi Chianti, Syrah, Merlot e Chardonnay, ma questa cantina familiare e biologica ama osare, sperimentare, divertirsi col vino. La loro linea di macerati è una vera sorpresa: curata nei minimi dettagli, dalle etichette alla personalità di ogni bottiglia. Vini intensi, complessi, con note di frutta secca, canditi e spezie, secchi e strutturati, con quella giusta grinta tannica che li rende perfetti per la tavola e impossibili da dimenticare.
Tra tutti, mi ha letteralmente conquistato “Confondo”, un ancestrale macerato di grande fascino che ho degustato con entusiasmo. Dentro ci trovi di tutto e di più: Chardonnay, Traminer, Incrocio Manzoni, Malvasia, Sauvignon Blanc, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Moscato Giallo — una squadra ben assortita che funziona alla grande!
La bollicina è fine e setosa, il sorso fresco e agrumato, con quella punta di sapidità che ti fa subito pensare: “ok, ne voglio ancora un po’”. E infatti… ho fatto il bis.
Del resto, che i macerati mi piacciano è cosa nota!

Toscana, macerati – Buccia Nera

E naturalmente non poteva mancare l’Abruzzo, con le sue etichette autentiche e piene di personalità. Cascina del Colle e Agricosimo hanno interpretato alla grande la denominazione Villamagna DOC, un nome che ormai è sinonimo di eleganza, carattere e di un territorio in piena crescita. Se vi siete persi l’anteprima “Inedita” del Consorzio Villamagna DOC, potete recuperarla qui — vale davvero la lettura!

Alessio e Gianluca D’Onofrio di Cascina del Colle (CdG)

Guido Strappelli e Praesidium, veri custodi della tradizione, hanno portato nel bicchiere la storia e l’anima rosa della regione con i loro superlativi Cerasuolo d’Abruzzo Superiore. Il Cerasuolo d’Abruzzo Superiore “Colle Trà” di Strappelli è un rosato autentico e territoriale: colore ciliegia brillante, profumi di frutta rossa fresca e un sorso armonico, caldo e piacevole, con un’anima più immediata e conviviale.
Il Cerasuolo Superiore di Praesidium, invece, è più profondo e complesso: al naso melagrana, rosa selvatica e accenti minerali; al palato struttura, freschezza e lunga persistenza.

Espressioni diverse ma autentiche di due territori profondamente vocati alla viticoltura: Torano, nel cuore della provincia di Teramo, e Prezza, tra le colline dell’Aquilano, entrambe culle di un Abruzzo del vino sincero e identitario.

I vitigni del nord Italia e internazionali di Castel Simoni, coltivati a 800 metri di altitudine alle pendici del Gran Sasso. A catturare la mia attenzione (ovviamente!) è stato il colore aranciato di un vino che mi mancava all’appello: un Traminer aromatico davvero affascinante, frutto di una lunga macerazione sulle bucce, fermentazione con lieviti indigeni e tanto, tanto riposo tra acciaio, cemento e bottiglia.
Profumatissimo — l’ho tenuto sotto il naso sperando che non si esprimesse nel modo più classico… e per fortuna non l’ha fatto! Un bouquet intrigante di miele, vaniglia, frutta secca e fiori bianchi che conquista subito. In bocca è secco ma vellutato, pieno e avvolgente, con un finale di mandorla tostata che rimane piacevolmente a lungo. Un sorso che non ha bisogno di fare scena per farsi ricordare — proprio come piace a me!

Manuela Castellani e Paolo Simoni di Castel Simoni (CdG)

E poi c’è Francesco Massetti, produttore giovane ma già sorprendente, curioso, visionario e con una voglia autentica di sperimentare. I suoi vini hanno sempre personalità da vendere, e lo ammetto: mi piace tutta la sua linea.

Da “trebbianista”, non potevo non apprezzare il suo Trebbiano d’Abruzzo “Mezzo Pieno” Selezione Donatella 2019, un bianco che ha tanto da dire. Profumo di frutta gialla matura, fieno ed erbe mediterranee, e in bocca è pieno (altro che “mezzo pieno”!), deciso, ma sempre equilibrato da freschezza e sapidità. Un vino che parla chiaro — e lascia il segno.

Francesco Massetti, Silvia Angelozzi di Bellariva Bistrot di Alba Adriatica (TE) – enotecaria dell’anno 2024 per la categoria “Enoteche con mescita”

Accanto a loro, nomi storici della viticoltura abruzzese come Terzini, Spinelli e Jasci & Marchesani, ciascuno con una propria identità ben definita. Terzini rappresenta l’eleganza contemporanea del territorio, Spinelli l’anima più autentica e quotidiana del bere abruzzese, mentre Jasci & Marchesani, pionieri del biologico, raccontano un Abruzzo sostenibile e sincero. Tre interpretazioni diverse di una stessa passione per la terra e per il vino.

Non potendo descrivere ogni vino né mostrare tutte le immagini di questa giornata straordinaria, ho scelto di raccontare solo alcuni assaggi che, per gusto personale, mi hanno particolarmente colpito. Del resto, la qualità complessiva era talmente alta che scegliere è stato tutt’altro che semplice.

Un percorso di degustazione intenso, vario e appassionante, che mi ha ricordato ancora una volta perché il vino, quando è autentico e raccontato con amore, sa emozionare come poche altre cose al mondo.

Giardino interno

Un altro punto forte della giornata è stato il buffet curato dalla Chiave Bianca, una vera celebrazione della cucina abruzzese.

Staff del ristorante al buffet (CdG)

Antipasti, primi piatti, focacce, agnello alla griglia e dolci: un trionfo di sapori autentici e generosi, perfettamente in linea con lo spirito conviviale dell’evento.

(CdG)

Perché il vino è condivisione, e nulla racconta meglio un territorio della sua tavola.

Il Partesa Wine Lab 2025 in Abruzzo è stato un successo pieno, il meteo ha di certo aiutato con una splendida giornata di pieno sole: organizzazione impeccabile, partecipazione altissima e un’atmosfera che ha unito professionalità e divertimento.

Sono tornato a casa arricchito come sempre, con tante nuove scoperte nel taccuino e con una certezza: quando il vino è buono e le persone sono appassionate, tutto funziona.
Grazie Partesa, grazie Chiave Bianca e grazie Abruzzo, che sa sempre accogliere tutti al meglio!

Ci vediamo al prossimo Sdijuno! 🍷

Giancarlo Pierannunzi